COSTITUZIONE DI UNA S.A.S. – CON CONFERIMENTO IN DENARO NON COSTITUISCE CESSIONE D’AZIENDA.

Con la sentenza n° 773/2013 il Tribunale Civile di Caltanissetta ha revocato il decreto ingiuntivo precedentemente emesso in favore di un’azienda per mancato pagamento di canoni di affitto, perché nel giudizio di opposizione il creditore non ha dato prova della sua legittimazione attiva.

Nella fattispecie al debitore era stato ingiunto di pagare ad una società con la quale non aveva stipulato alcun affitto.

Questi ha dunque proposto opposizione al Tribunale sostenendo di non avere alcun rapporto obbligatorio con la società ma con uno dei soci.

Secondo il Giudice nisseno “ a fronte della pacifica questione in ordine agli originari contraenti del contratto di affitto di ramo di azienda, parte opposta, al fine di superare l’eccezione di controparte, ha dedotto che, successivamente, ed esattamente in data 01.10.1997, il sig. Tizio costituiva la “Alfa & C. s.a.s.” con Caio, in cui il predetto Tizio assumeva la carica di socio accomandatario della nuova società, avente ad oggetto la vendita di autoveicoli (nuovi ed usati), ricambi, carrozzeria, officina, elettrauto e che pertanto la nuova società subentrava nei rapporti contrattuali in essere, tra i quali quelli relativi al contratto di affitto di azienda con l’opponente, secondo il disposto dell’art. 2558 c.c., stante la natura non personale del rapporto e il mancato esercizio da parte dell’opposto del diritto di recesso nei tre mesi successivi dalla notizia di trasferimento di azienda. In data 14.03.2010 il Tizio, infine, cedeva la propria quota sociale (pari al 90% del capitale sociale) a Sempronio e Mevio (cfr. all. 4 del fascicolo di parte convenuta), sicché parte opposta ribadiva la propria legittimazione attiva. Dall’esame della documentazione in atti, invero, la preliminare eccezione avanzata da Filano deve ritenersi fondata e, dunque, è meritevole di accoglimento. Non si ravvisa, contrariamente a quanto sostenuto dalla società opposta, una cessione del ramo di azienda nell’atto costitutivo della “Alfa & C. s.a.s”, con cui, appunto, le parti  (ovvero Tizio e Caio) costituivano una nuova società (“…viene costituita tra i comparenti una società in accomandita semplice sotta la ragione sociale “Alfa & C. s.a.s” cfr. art. 1 dell’atto costitutivo) in cui gli unici conferimenti disposti a carico dei soci risultavano conferimenti in denaro (cfr. art. 6 dell’atto costitutivo).

Per l’applicabilità dell’art. 2558 c.c., in tema di successione nei contratti, in caso di cessione  di azienda, come risulta chiaramente dalla legge e dalla ratio della norma, è sufficiente ma altrettanto necessario che vi sia il trasferimento di un’azienda o di un ramo di azienda (inteso come trasferimento di ogni entità economica autonoma ed organizzata in maniera stabile) da un soggetto ad altro (giuridicamente diverso) soggetto; tale trasferimento, tuttavia, difetta nel caso in esame, mentre non rilevano affatto le posizioni assunte dall’originario affittante Tizio nella nuova società in accomandita semplice costituita in data 01.10.1993.

La fattispecie in esame, pertanto, esula da quelle disciplinate dall’art. 2558 c.c., invocato dalla società opposta, non potendosi configurare l’atto costitutivo della “Alfa & C. s.a.s.” come cessione dell’azienda del Tizio, ma unicamente  come la costituzione di una nuova società, senza alcun riferimento alle attività individuali svolte dai singoli soci, stante il mancato conferimento dell’azienda del Tizio, inteso quale complesso di elementi materiali ed immateriali organizzati in un’individualità oggetto per la funzione imprenditoriale.

La società opposta, pertanto, avrebbe dovuto provare – nel rispetto dei principi sull’onere della prova alla cui osservanza era assoggettata ai sensi dell’art.  2697 c.c. – che vi era stata una cessione di azienda tra il Tizio e “l’Alfa & c. s.a.s.”, mentre tale prova non può essere desunta (come eccepito dall’opposta) dalla presunta circostanza che l’affittuario aveva nel tempo pagato i canoni alla “Alfa & c. s.a.s.”.

Sul punto, peraltro, parte ricorrente ha negato, in sede di interrogatorio formale, di aver pagato i canoni al Tizio n.q. di rappresentante legale della “Alfa & c. s.a.s.”, esibendo, piuttosto, la fattura n. 78/B del 4.11.1999 rilasciata dal Tizio a quietanza del canone relativo al periodo 1/10/1999 al 31/10/1999 (cfr. fascicolo di parte ricorrente).

La predetta fattura, non contestata dalla società resistente, attesta, di contro, che anche dopo la costituzione della “Alfa & c. s.a.s.” (01/10/1999) Filano ha continuato a pagare i canoni di affitto al Tizio n.q. di titolare dell’omonima ditta individuale e non come legale rappresentante legale della società di cui era accomandatario, mentre risulta non provata la successiva dichiarazione (rimasta tale) dalla società opposta di aver iniziato ad operare nel marzo del 2001.

Le fatture prodotte dalla convenuta , inoltre, non risultano di per se idonee a comprovare la successione del rapporto tra le parti, atteso che la fattura è titolo idoneo per l’emissione di un decreto ingiuntivo in favore di chi l’ha emessa, ma nell’eventuale giudizio di opposizione la stessa non costituisce prova dell’esistenza del credito, che dovrà essere dimostrato con gli ordinali mezzi di prova dall’opposto (Cass. Civ., sez. VI, ordinanza 11/03/2011 n. 5915; Cass sez. III, n. 5071 del 2009).

La fattura commerciale, per effetto della sua formazione unilaterale e della funzione di far risultare documentalmente  gli elementi relativi all’esecuzione di un contratto, si inquadra tra gli atti giuridici a contenuto partecipativo per cui, ove tale rapporto sia contestato tra le parti, la fattura non può certamente costituire un valido elemento di prova delle prestazioni eseguite, ma può al massimo costituire un mero indizio, anche se annotata nei libri obbligatori (Cass. Civ., sez. II, 20/05/2004 n. 9593; Cass. Civ., sez. III, 28/06/2010 n. 15383).

Nel caso in esame, peraltro, le fatture prodotte non risultano mai comunicate all’attore né è stata fornita la prova, in presenza di specifica contestazione, dalla comunicazione all’attore dell’intervenuta presunta cessione del contratto di affitto di azienda, ai sensi dell’art. 2558, comma 2, c.c., per cui “il terzo contraente può tuttavia recedere dal contratto entro tre mesi dalla notizia del trasferimento, se sussiste una giusta causa, salvo in questo caso la responsabilità dell’alienante”.

Alla luce delle superiori considerazioni l’opposizione deve ritenersi fondata, atteso che l’opposizione a decreto ingiuntivo dà luogo ad un ordinario ed autonomo giudizio di cognizione, senza alcuna inversione della condizione sostanziale delle parti, ciascuna delle quali assume la propria effettiva e naturale posizione, anche quanto alla distribuzione dell’onere probatorio, nel senso che mentre l’opposto mantiene la veste tipica dell’attore, all’opponente compete la posizione tipica del convenuto.

 

 

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