Studio Legale Bruccheri

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RIMBORSO IVA SE INSERITO IN DICHIARAZIONE VA IN PRESCRIZIONE DOPO 10 ANNI.

Anche la Commissione Tributaria Provinciale di Agrigento conferma l’orientamento espresso recentemente da diversi giudici secondo cui, dopo che il credito IVA è inserito in dichiarazione, la decadenza biennale non può essere addebitata al creditore, il quale, da tale momento, avrà 10 anni per riscuotere il credito anche con una semplice richiesta con raccomandata a pena di prescrizione e non necessariamente con i modelli (VR) richiesti dall’Agenzia delle Entrate.

FERMO AMMINISTRATIVO – SANZIONE ACCESSORIA – ANNULLAMENTO PER VIOLAZIONE NON ADDEBITABILE AL PROPRIETARIO.

Con una interessante pronuncia, il Giudice di Pace civile di Palermo, ha accolto una opposizione alla sanzione amministrativa del fermo di un autoarticolato proposto dalla ditta proprietaria del mezzo la quale lamentava l’assenza dei requisiti di legge.

Questi i fatti: il conducente dell’autoarticolato veniva colpito da malore mentre era alla guida e, pertanto, abbandonava il mezzo nella carreggiata, l’aiutante, sprovvisto di patente di guida, per non bloccare il traffico decideva di spostarlo in altro luogo.

Mentre l’autoarticolato era condotto dall’aiutante veniva fermato e contravvenzionato per guida senza patente; tuttavia, secondo i verbalizzanti, tale condotta andava sanzionata anche nei confronti del proprietario con il fermo amministrativo.

Avverso detta sanzione insorgeva la ditta rilevando che, il veicolo sottoposto al fermo amministrativo è di proprietà di un soggetto diverso da colui il quale ha commesso la violazione, per cui, a mente dell’art. 213, comma 9, c.d.s, le cui disposizioni sono richiamate espressamente dall’art. 214 c.d.s., il fermo amministrativo (così come il sequestro) non si applica nel caso in cui il veicolo appartiene a persona estranea alla violazione amministrativa.

La violazione contestata concerne una violazione non collegata al mezzo di proprietà della ricorrente (come ad esempio la mancata revisione o copertura assicurativa), bensì ad una condizione personale del conducente stesso che era privo della patente di guida.

In accoglimento del suesposto principio, la sanzione è stata dunque annullata.

SINISTRO STRADALE – APERTURA SPORTELLO RESPONSABILITA’ – COLPA

Con una interessante sentenza il Tribunale civile di Caltanissetta ha deciso una controversia che ha visto coinvolte due autovetture.

Mentre un’autovettura era parcheggiata, un passeggero stava salendo a bordo, nel frattempo, con lo sportello già aperto, sopraggiungeva un’altra autovettura che colpiva lo sportello.

Secondo la tesi della compagnia assicuratrice, recepita dal Giudice di Pace, lo sportello aperto costituisce un aumento dell’ingombro dell’automobile per cui il suo conducente risponde dei danni arrecati agli altri veicoli che ne siano entrati in collisione a prescindere del fatto se lo sportello era già aperto o fosse stato aperto mentre sopraggiunge l’altro veicolo che vi entra in collisione.

L’assurda teoria è stata legittimamente smentita dal Tribunale che, in sede di appello, ha correttamente statuito l’intera responsabilità del conducente del veicolo che, pur sopraggiungendo quando lo sportello era già aperto, non ha adottato una condotta di guida tale da impedire la collisione.

Al risarcimento è seguita anche la condanna alle spese.

L’interessante pronuncia risolve una questione di poche migliaia di euro, ma proprio l’esiguità della posta in palio consente alle compagnie assicuratrici di adottare una politica ostruzionistica che, non riconoscendo il diritto al risarcimento, costringe i danneggiati a rivolgersi alla giustizia sopportandone costi e tempi oltre al rischio di decisioni ingiuste che, oggi, anche grazie alla decisione pubblicata, dovrebbero essere scongiurate.

RICONOSCIMENTO CAUSA DI SERVIZIO ED EQUO INDENNIZZO

Con la pronuncia in commento il Tribunale del lavoro di Caltanissetta ha accolto la domanda di un dirigente scolastico finalizzata ad ottenere il riconoscimento della causa di servizio.

La materia del contendere era dovuta al fatto che secondo l’Amministrazione, i fattori che hanno causato la patologia non potevano essere legati all’attività lavorativa ma a condizioni personali pregresse.

Dopo aver dimostrato il carico di lavoro ha avuto un apporto decisivo la consulenza mediatica che ha confermato l’insorgenza delle malattie anche a causa delle condizioni di lavoro.

Di conseguenza al ricorrente sono stati riconosciuti la dipendenza da causa di servizio e l’equo indennizzo.

PROCEDURA PER LA TUTELA DA SOVRAINDEBITAMENTO DEL DEBITORE

Con un’attesissima pronuncia il Tribunale di Agrigento ha accolto l’istanza di un operaio, padre di famiglia che, a seguito di una serie di fattori non dipendenti dalla sua volontà, non è più riuscito a pagare i propri debiti.

Fondamentalmente sono state le prove rigorosamente richieste ed acquisite dal Tribunale a dimostrazione della incolpevole esposizione debitoria e quindi della meritevolezza della tutela.

Altrettanto rigorosamente è stata valutata l’alternativa liquidatoria, ossia la possibilità di autorizzare i creditori ad agire con il pignoramento del patrimonio del debitore che avrebbero affossato complessivamente il debitore impedendogli di vivere dignitosamente e disperdendo il patrimonio tra spese legali e procedurali.

Una decisione figlia del buon senso e dell’applicazione delle legge a tutela del consumatore che gli ha consentito, con un piano di rientro, una esistenza libera e dignitosa.

PENSIONE PRIVILEGIATA

La Corte dei Conti, sezione giurisdizionale per la Regione Siciliana ha accolto la domanda di un militare della capitaneria di porto in pensione condannando l’INPS a riconoscergli e versargli la pensione privilegiata negatagli ripetutamente in via amministrativa.

Secondo l’INPS il trattamento non sarebbe spettato perchè la patologia da cui è affetto il militare non sarebbe inserita tra quelle previste dalla legge; solo a seguito del ricorso giudiziale lo stesso INPS ha riveduto la propria posizione riconoscendo il diritto rivendicato.

Tale tardivo riconoscimento non ha tuttavia evitato anche la condanna alle spese di giudizio.