Studio Legale Bruccheri

Studio Legale Bruccheri

Lo Studio Legale Avvocato Bruccheri è Specializzato in Diritto Penale, Diritto Civile, Diritto Tributario Leggi »

Studio Legale Bruccheri

Studio Legale Bruccheri

Lo Studio Legale Bruccheri offre alla clientela un’assistenza tributaria completa, anche grazie al costante confronto con la disciplina e la prassi a livello nazionale. Leggi »

 

IVA AGEVOLATA SULLA PRIMA CASA NON DECADE IL BENEFICIO SE IL MANCATO TRASFERIMENTO E’ INCOLPEVOLE.

La Commissione Tributaria Provinciale di Caltanissetta ha accolto il ricorso presentato da una coppia, che ha impugnato l’avviso emesso dall’Agenzia delle Entrate, la quale aveva dichiarato decaduti i coniugi dal beneficio dell’IVA agevolata al 4%, in quanto non avevano trasferito la propria residenza nell’immobile acquistato entro 18 mesi dall’acquisto.

I coniugi hanno dimostrato che il mancato trasferimento era dipeso da fatti che impedivano di abitare l’immobile e che non avevano alcuna colpa al riguardo.

                                                                       REPUBBLICA ITALIANA

                                                            IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA COMMISSIONE TRIBUTARIA PROVINCIALE DI CALTANISSETTA         SEZIONE 2

Ha emesso la seguente sentenza

                                                                        SENTENZA n. 474/02/18

-sul  ricorso n.212/2017

Spedito il 24/03/2017

-avverso AVVISO DI LIQUIDAZIONE n°20131T003209000 IVA-ALTRO 2013

Contro:

AG.ENTRATE DIR.PROVIN.UFF.CONTROLLI-LEGALE CALTANISSETTA

 proposti dai ricorrenti:

Tizio

difeso da:

Sempronio 1

difeso da:

Sempronio2

Caio

difeso da:

Sempronio 1

difeso da:

Sempronio 2

R.G.R. n.212/2017

                                                             SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con il ricorso in epigrafe Tizio e Caio impugnavano l’avviso di liquidazione dell’imposta ed erogazione di sanzioni n. xxxx, notificato il xx/xx/xxxx, avente ad oggetto la revoca dell’aliquota agevolata del 4% per l’acquisto di una casa di abitazione non di lusso, cui aveva provveduto l’Agenzia delle Entrate di Caltanissetta per non avere i predetti provveduto ,come dichiarato nell’atto notarile , a trasferire la propria residenza nel comune di Caltanissetta nel termine di 18 mesi successivi alla stipula dell’atto (25.11.2013)

Rilevavano i ricorrenti l’illegittimità dell’avviso di liquidazione impugnato in quanto:

  1. Sussisterebbe una causa di forza maggiore , in relazione all’abitabilità dell’immobile oggetto di compravendita per il quale sono state richieste le agevolazioni “prima casa”, che avrebbe impedito il trasferimento della residenza dei coniugi nel Comune di Caltanissetta ove è posto l’immobile acquistato, consistente in particolare nel fatto che l’abitazione in questione sarebbe divenuta abitabile solo nel gennaio del 2016 a causa di infiltrazione d’acqua e di umidità;
  2. Sussisterebbe  in capo ai ricorrenti comunque il requisito dello svolgimento dell’attività lavorativa 

nel comune in cui si trova l’immobile per la concessione delle agevolazioni fiscali.

Rilevavano, poi, i ricorrenti l’illegittimità delle sanzioni applicate nella misura del 30%, stante  la loro buona fede.

L’Agenzia delle Entrate di Caltanissetta, costituitasi, chiedeva l’integrale rigetto del ricorso, rilevando l’inesistenza di una legittima causa di forza maggiore  tale da impedire in modo assoluto il trasferimento della residenza anagrafica; la decadenza dal beneficio e l’impossibilità di avvalersi di altro requisito agevolativo, costituito dall’esercizio dell’attività lavorativa nel comune ove si trova  l’immobile.

Quanto alle sanzioni, l’Agenzia ribadiva la legittimità dell’erogazione nella misura del 30% dell’Iva dovuta in  via ordinaria in applicazione degli articoli 7 e 17 D.lgs  472/1997.

I ricorrenti depositavano memoria illustrativa.

La causa è stata posta in decisione all’udienza del xx/xx/xxxx.

                                                                 MOTIVI DELLA  DECISIONE

 Il ricorso è, ad avviso della Commissione, fondato.

Ritiene infatti il Collegio, applicando i principi affermati della Corte di Cassazione  nella sentenza n.864/201 6, che, nella valutazione  dell’adempimento dell’obbligo del contribuente di trasferire tempestivamente la propria residenza nel comune ove è situato l’immobile  acquistato con l’agevolazione “prima casa” (richiesta e solo provvisoriamente concessa al momento della registrazione dell’atto), non può non tenersi conto (proprio perché si tratta di un obbligo di fare) della sopravvenienza  di un caso di forza maggiore, e, cioè, di un evento (caratterizzato dalla non imputabilità, dalla inevitabilità e dalla imprevedibilità) ostativo al compimento del programma di trasferimento al quale l’acquisto dell’immobile  acquistato, con lo scopo di andarvi ad abitare, nel comune dove il contribuente intendeva trasferirsi;  cosicchè  la sopravvenienza di un impedimento oggettivo, imprevedibile ed inevitabile che impedisca il trasferimento del contribuente nell’immobile acquistato nel comune dove egli intendeva trasferirsi  esclude la decadenza dall’agevolazione, senza che al riguardo possano esigersi  comportamenti ulteriori, come il reperimento di altro immobile nel medesimo comune  per ivi trasferirsi  fino a quando diventi possibile utilizzare l’immobile acquistato con il beneficio fiscale.

Nel caso di specie, i ricorrenti hanno appunto invocato e dimostrato la sussistenza della causa di forza maggiore mediante la produzione della relazione tecnica nella quale si evince che, a distanza di circa un anno dall’acquisto dell’immobile, lo stesso presentava diffusamente forte umidità, mura bagnate  ed insalubri e, più nello specifico, è stato dimostrato , anche mediante rappresentazione fotografica, che il terrazzo era interessato da fenomeni di gocciolamento, che il muro di controterra era completamente imbibito d’acqua, che le mura perimetrali in corrispondenza  dei pilastri erano interessati da gravi fenomeni di umidità, mettendo in pericolo la stessa stabilità dell’immobile, il piazzale di accesso era interessato da fenomeni di rigonfiamento della zona carrabile impedendo l’accesso con l’autovettura (l’immobile ha accesso dalla strada provinciale e non è possibile parcheggiare l’automobile all’esterno), inoltre, la pavimentazione si era rigonfiata e distaccata dal sottofondo dell’immobile interessato.

Per tali problematiche sono state individuate lunghe e costose  opere di riparazione, risanamento e sostituzione delle varie parti dell’immobile interessate.

Dalla medesima relazione si è infine evinto che solo nel 2016, a seguito della realizzazione degli interventi descritti, l’immobile è stato considerato abitabile e da tale data i ricorrenti hanno infatti fissato la propria residenza  anagrafica.

Della suindicata relazione si evince, peraltro, che i danni all’immobile sono stati provocati dal difetto di costruzione imputabile all’impresa che ha realizzato i lavori e che  ha venduto l’immobile agli odierni ricorrenti, difetti che si sono manifestati dopo circa 5 mesi dall’acquisto e hanno causato l’impossibilità a trasferirsi nell’immobile stesso.

Tali risultanze indicate nella relazione non sono state contestate né in fatto né in diritto di Agenzia delle Entrate.

Conseguentemente, il ricorso va accolto e l’atto impugnato va annullato.

Le spese  del giudizio seguono soccombenza.

                                                                        P.Q.M.

La Commissione annulla l’atto impugnato e condanna l’Agenzia delle Entrate di Caltanissetta al pagamento  delle spese del giudizio che liquida in complessivi euro xxxx,xx ,oltre accessori di legge.

RENDITA CATASTALE- ATTRIBUZIONE D’UFFICIO-SITUAZIONE DI FATTO-PREVALENZA.

I Giudici della Commissione Tributaria di Agrigento hanno accolto il ricorso di un contribuente che ha impugnato un atto di attribuzione di classe e rendita catastale non rispondente alla reale situazione di fatto.

Secondo i Giudici agrigentini, in presenza di precisi elementi indicati nel modello DOFCA, non è sufficiente il richiamo a codici standardizzati.

                                                        REPUBBLICA ITALIANA

                                                      IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

 La Commissione Tributaria Provinciale  di Agrigento sezione 1,

ha emesso la seguente

                                                       SENTENZA N° 1591/01/2018

-sul ricorso n.155/2018

depositato il 31/01/2018

-avverso ATTI RELATIV OPERAZIONI CATASTALI ESTIMI CATAST.

contro:

AG.ENT.DIREZIONE PROVINCIALE AGRIGENTO

Proposto dal ricorrente:

Tizio

difeso da:

Caio

R.G.R. n.155/2018

                                                   SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con il ricorso in epigrafe Tizio impugnava l’avviso di accertamento catastale N. xxx/xxxx notificatogli il xx/xx/xxxx, con il quale l’Agenzia del Territorio ha preceduto alla modifica dei dati di classamento e rendita proposti con dichiarazione  DOFCA della categoria C/3 classe 4 alla categoria C/1 classe 7 con modifica della rendita catastale.

Parte ricorrente sosteneva l’illegittimità dell’avviso di pagamento, rilevando:

-Difetto di motivazione previsto dall’art.7 legge n.212/2000;

-Insussistenza dei parametri indicati dell’Agenzia dell’Entrate

Concludeva parte ricorrente chiedendo l’annullamento dell’atto impugnato perché illegittimo in diritto con vittoria delle spese.

Allega al presente ricorso perizia tecnica rilasciata da Professionista abilitato.

L’Agenzia dell’Entrate- Direzione del Territorio non si è costituito.

L’accertamento trae origine dal cambio di destinazione d’uso effettuato dal ricorrente per l’apertura di un’attività commerciale ed artigianale  con realizzazione di opere interne. A seguito di ciò procedeva a presentare  dichiarazione DOFCA procedendo alla modifica dei dati di classamento da Cat. C/1,classe 7 a categoria C/3 classe 4.

L’Agenzia del territorio sulla base della documentazione presentata riteneva non congrua la classificazione proposta dal ricorrente e procedeva ad accertare l’immobile  in categoria C/1 Classe 7. Da qui l’impugnazione dell’atto di accertamento oggi in discussione.

                                                       MOTIVI DELLA DECISIONE

 Il ricorso è accolto.

Il Collegio rileva che indirizzo consolidato della Corte di Cassazione sulla motivazione degli atti di classamento ed attribuzione di rendita catastale conseguenti a procedura DOFCA è andato consolidandosi, nel senso che: “qualora l’attribuzione della rendita catastale avvenga a seguito della procedura disciplinata dall’art.2 del D.L. n. 16 del 1993, convertito in L. n.75 del 1993, e dal D.M.n.701 del 1994 (cd. procedura DOFCA), l’obbligo di motivazione dell’avviso di classamento è soddisfatto con la mera indicazione dei dati oggettivi e della classe attribuita solo se gli elementi di fatto indicati dal contribuente non siano stati disattesi dall’Ufficio e l’eventuale discrasia tra rendita proposta e rendita attribuita derivi da una valutazione tecnica sul valore economico dei beni classati”.

Dove, in caso contrario, e cioè nell’ipotesi in cui la discrasia non derivi dalla stima  del bene ma dalla divergente valutazione degli elementi di fatto indicati dal contribuente “ la motivazione dovrà essere più approfondita e specificare le differenze riscontrate sia per consentire il pino esercizio del diritto di difesa del contribuente sia per delimitare l’oggetto dell’eventuale contenzioso” (da ultimo, Cass. Ord. 12497/16 e Cassazione- Sez. Tributaria- sentenza n. 977, depositata il  17/01/2018).

Si tratta di orientamento che si pone in linea con quanto stabilito dalla Cass. 23237/14, la quale (richiamando Cass.  ord. 3394/14) ha affermato che: “ in ipotesi di classamento di un fabbricato mediante la procedura DOFCA, l’atto  con cui l’amministrazione disattende le indicazioni date al contribuente deve contenere un’adeguata ancorchè sommaria motivazione, che delimiti l’oggetto della successiva eventuale controversia giudiziaria, affermando, appunto, che l’Ufficio non può limitarsi a comunicare il classamento che ritiene adeguato, ma deve anche fornire un qualche elemento che spieghi perché la proposta avanzata dal contribuente del DOFCA viene disattesa”.

Nel farsi carico di alcune precedenti pronunce in materia, Cass. 23237/14 cit. ha rilevato come il principio cosi da essa accolto “contrasta solo in apparenza con la giurisprudenza citata dal ricorrente (cfr., da ultimo, Cass. n. 2268 del 2014) secondo cui, in ipotesi d’attribuzione della rendita catastale a seguito  della procedura DOFCA, l’obbligo  di motivazione è soddisfatto con l’indicazione dei dati oggettivi e della classe, trattandosi di elementi conosciuti  o comunque facilmente conoscibili per il contribuente  e tenuto  conto della struttura fortemente  partecipativa dell’atto”.

Quest’ultimo indirizzo deve trovare applicazione solo nel caso in cui “gli elementi di fatto indicati  nella dichiarazione presentata da contribuente non siano stati disattesi dall’Ufficio e risultino, perciò, immutati, di tal che la discrasia tra la rendita proposta e la rendita attribuita  sia risultante di una valutazione tecnica sul valore economico dei beni classati: in tal caso, risulta evidente come la presenza e la adeguatezza della motivazione rilevino, non già ai fini della legittimità dell’atto, ma della concreta attendibilità del giudizio espresso”.

Diversamente deve, però, avvenire  allorquando “la rendita  proposta con la DOFCA  non venga accettata in ragione di ravvisate differenze relative a taluno degli elementi di fatto indicati dal contribuente”; ipotesi in cui l’Ufficio dovrà, appunto, specificarle, sia per consentire al contribuente di approntare agevolmente le consequenziali difese, che per delimitare, in riferimento a dette ragioni, l’oggetto dell’eventuale successivo contenzioso, essendo precluso all’Ufficio di addurre, in giudizio, cause diverse rispetto a quelle enunciate; principio questo che si pone in consonanza con la più recente giurisprudenza di questa Corte (Cass.n.9626 del 2012; ord. 19814 del 2012; n. 21532  del 2013; n. 17335 del 2014; n. 16887 del 2014), che, in tema di motivazione degli atti di modifica di classamento, ha, appunto affermato che è necessaria l’enunciazione delle relative ragioni per consentire al contribuente il pieno svolgimento del suo diritto di difesa e per circoscrivere l’ambito dell’eventuale futuro giudizio”.

Orbene, come si evince dal su riportato orientamento di legittimità, questo livello di motivazione non può ritenersi  sufficiente quando gli avvisi di accertamento disattendono la proposta variazione in categoria C/1

 Proprio sulla base di una divergente valutazione degli “elementi  di fatto” addotti dai contribuenti con procedura DOFCA, e costituiti dall’asserito deterioramento degli immobili; dalla mancanza in essi delle caratteristiche tipologiche di lusso e, comunque, legittimanti il classamento di signorilità C/1; dalla sopravvenuta  diversa  distribuzione degli spazi esterni.

L’ufficio deve sempre dare compiutamente conto dei motivi per cui esso ritiene di disattendere gli elementi di fatto addotti dai contribuenti a sostegno del passaggio da C1 a C3; e tale onere di compiuta motivazione non viene meno per il solo fatto che la divergenza fattuale così ravvisata determini il ripristino della classificazione originaria.

A nulla rileva il fatto che l’Ufficio adduce  come motivazione il fatto che immobili attigui sono classificati nella categoria C1 senza tenere conto delle condizioni dell’immobile stesso, della posizione geografica, della superficie e delle condizioni vetuste dell’immobile  cui è sottoposto l’immobile  in questione.

La Commissione sottolinea, altresì, che il valore di mercato rilevato dalla Banca  dati delle quotazioni immobiliari dà un risultato non sufficientemente elevato valutando magazzini  e negozi al disotto della media del mercato.

La perizia allegata riporta fedelmente  il valore di mercato che per le considerazioni sopra esposte giustificano le lagnanze di parte ricorrente e pertanto, la Commissione nel concordare con quanto descritto anche in perizia , dichiara congrua la classificazione dell’immobile nella categoria C3 classe, così come dichiarato da parte ricorrente.

Data la complessità della controversia si dispone la compensazione delle spese  di giudizio.

                                                                      P.Q.M.

La Commissione accoglie il ricorso . Spese  compensate.

RIMBORSI ABBONAMENTI PENDOLARI, ARRIVANO LE PRIMA CONDANNE PER I COMUNI INADEMPIENTI

Alcuni comuni hanno deciso di abbandonare a se stessi gli alunni pendolari delle scuole superiori, che sono costretti a viaggiare su mezzi a dir poco antiquati e insufficienti a garantire un trasporto pubblico sicuro e affidabile.

A ciò, appunto, si aggiunge il diniego al rimborso, che in alcuni comuni ha raggiunto dimensioni notevoli fino a sei anni di ritardo.

E non solo i comuni non pagano ma, in alcuni casi, addirittura tentano di negare il rimborso accampando pretesti e scuse  che sono ritenuti infondati dal Giudice di Pace chiamato a pronunciarsi.

Purtroppo la sentenza non potrà dare l’efficienza e l’affidabilità dei servizi mancanti, ma almeno, ha fatto giustizia e i comuni dovranno farsene una ragione e garantire almeno il rimborso quale attuazione del diritto allo studio previsto dalla Costituzione e ostacolato da alcuni sindaci!

 

BREVE STORIA RECENTE DEI TRIBUTI LOCALI

 

Come è noto a ognuno di noi il Comune può reperire la riserva per garantire i servizi essenziali (di cui quasi tutti lamentiamo la scarsa efficienza) e quelli aggiuntivi, dai Tributi Locali e dai finanziamenti pubblici di Stato, Regione e Comunità Europea.

Ciò che è di competenza Comunale sono i Tributi Locali che ognuno di noi paga molti salati: IMU, TASI e TARSU (ora TARI).

La breve ma travagliata storia recente di questi Tributi nel Comune merita una particolare attenzione dato che l’inefficienza nell’applicare i Tributi si trasforma in esosità.

Le percentuali di evasione purtroppo sono molto elevate ma se le tasse non vengono deliberate legalmente è ovvio che ognuno potrà reclamare e vedere annullato l’odioso avviso di accertamento.

L’occasione del presente articolo è stato infatti fornita dal recente recapito degli avvisi di accertamento IMU dell’anno 2013: nullo come tutti quelli che lo hanno preceduto.

In alcuni Comuni, ad esempio, per quanto riguarda l’ICI il Comune ha preteso di tassare gli immobili applicando un’aliquota che era stata approvata per anni precedenti e gli avvisi sono nulli.

Per quanto riguarda la TARSU le delibere sono state approvate dalla Giunta Comunale mentre la legge prevede che le debba approvare il Consiglio Comunale e gli avvisi sono nulli.

Per quanto riguarda l’IMU 2013 invece il Comune pretende di applicare una tariffa approvata nel novembre 2013 mentre la legge prevede che la delibera doveva essere approvata entro ottobre e anche tali avvisi sono nulli.

Se le cose non cambiano saremo costretti ancora ad assistere a tassazioni esagerate e chi decidesse di impugnare gli avvisi di accertamento sarà tutelato dai giudici che dichiareranno nulli anche i futuri avvisi poiché l’Amministrazione non è capace ad approvare una delibera di Consiglio e non è capace di adottarla tempestivamente.

ASTENSIONE OBBLIGATORIA DELLA LAVORATRICE. PARITA’ DI TRATTAMENTO. CONCORSO MEDICINA GENERALE – PRESENTAZIONE DELLA DOMANDA FUORI DEI TERMINI MA ENTRO LA DATA DI PUBBLICAZIONE DELLA GRADUATORIA.

Con una innovativa sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale della Sicilia, i giudici amministrativi hanno accolto la domanda della corsista che avrebbe dovuto presentare l’istanza di inserimento nella graduatoria di medicina generale e continuità assistenziale entro il 31 gennaio ma che, a causa della gravidanza, era stata costretta a sospendere il corso ottenendo il titolo il 29 maggio e quindi successivamente al termine ultimo per la presentazione ma prima della pubblicazione della graduatoria poi avvenuta nel novembre dello stesso anno.

Secondo i giudici siciliani la sospensiva per gravidanza e puerperio non può pregiudicare i diritti della madre che dovrà essere tutelata con l’inserimento coatto in graduatoria.